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Il futuro delle collaborazioni sportive

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In questi giorni sui social si parla molto del contributo previsto per i collaboratori sportivi. Precisiamo subito. Ad ora non c’è nulla di certo, pertanto non scatenatevi a preparare documenti o a fare richieste. Se e quando e come sarà possibile farlo vedrete che saranno adeguatamente comunicati dai siti istituzionali.

 

I 50 milioni di euro stanziati dal decreto Cura Italia a copertura del contributo di 600 euro per i collaboratori delle associazioni e società sportive dilettantistiche, federazioni sportive e enti di promozione sportiva, come ho già evidenziato, appaiono palesemente insufficienti se e ove non venisse rigidamente e meglio delimitata la platea degli aventi diritto (una per tutti: gli atleti sono compresi o no?). In più sarebbe “poco” più utile anche un limitato incremento di tale importo stante anche i costi che ci saranno per istruire e liquidare tutte le posizioni dei richiedenti.

 

Allora mi chiedo: l’incremento di tale importo serve davvero? Ma serve davvero in un quadro in cui la ripresa dell’attività è messa a rischio dalla assoluta assenza di aiuti concreti al mondo dei sodalizi sportivi? In più cosa facciamo li aiutiamo adesso e poi a settembre li facciamo ripiombare nella provvisorietà dei contratti sportivi come oggi disciplinati? E che solo (e finalmente) il decreto Cura Italia ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica?

 

D’altro canto qualsiasi modifica alla disciplina vigente per il lavoro sportivo dilettantistico (volto a introdurre una tutela previdenziale e assicurativa per questi lavoratori) comporterebbe un loro maggior costo per la associazione o società sportiva in un momento di grossa crisi come quello attuale.

 

A mio avviso, pertanto, invece di ipotizzare un incremento di questo fondo, perché non ipotizzare, a partire da settembre 2020, una forma di fiscalizzazione degli oneri sociali in favore dei lavoratori dello sport dilettantistico?

 

La circostanza di poter lavorare e far lavorare gli sportivi e gli operatori dei centri con una tutela previdenziale e assicurativa certa ma senza maggiori oneri per i club credo che faccia molto meglio al movimento, anche in vista di una ripresa delle attività, piuttosto che seicento euro a pioggia adesso che rischiano di essere comunque zero domani.

 

Destinare risorse da finalizzare, previo nuovo inquadramento legislativo della fattispecie, alla fiscalizzazione degli oneri sociali per le nuove “assunzioni” dello sport credo che serva sia agli istruttori che ai club.

 

L’alternativa, altrimenti, è la rinuncia all’attività o il mantenimento dell’attuale inquadramento, oggi da tutti criticato.

 

Avv. Guido Martinelli

 

 


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